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Meno sale nei cibi: che cosa succede in Europa?

A partire dal 2008 numerosi Paesi europei, fra cui l’Italia, si sono impegnati a realizzare azioni concrete per ridurre il contenuto di sale nei cibi e rendere così più facile a ognuno l’obiettivo di non superare i 2 grammi di sodio al giorno. [1,2]

In particolare sono state individuate alcune categorie di alimenti responsabili di un elevato apporto giornaliero di sodio, tra cui cibi confezionati o precotti, pane, formaggi e carni. Ogni Paese dovrà realizzare piani nazionali per la riduzione del sale, agendo per esempio attraverso accordi con l’industria alimentare e le altre associazioni di produttori e attraverso campagne informative. [1]

 

Mettere in pratica una riduzione di sale dei cibi non è facile. Va infatti considerato che il sale, tradizionalmente utilizzato nell’industria alimentare per migliorare la conservazione dei cibi, viene usato anche come ingrediente per migliorarne il sapore (soprattutto dei cibi di scarsa qualità). [3] Ciò nel tempo ha contribuito ad abituare tutti noi a un gusto “salato”, tanto che i cibi meno salati rischiano di non essere apprezzati.

 

Diversi Paesi stanno realizzando importanti programmi di riduzione del sodio; [4] Finlandia e Regno Unito si sono particolarmente impegnati in iniziative per la riduzione del sodio alimentare.

In Finlandia le autorità sanitarie hanno raccomandato già dagli anni Settanta una riduzione dell’assunzione di sodio con l’alimentazione, e promosso diverse iniziative in questa direzione. Si sottolineano in particolare l’obbligo per le aziende alimentari di evidenziare in etichetta se i cibi hanno un elevato contenuto di sodio e le numerose campagne informative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di ridurre il sodio. Come conseguenza di tutto ciò, le aziende stesse hanno volontariamente ridotto il contenuto medio di sodio nei loro prodotti. Diversi studi hanno dimostrato - attraverso un frequente monitoraggio su campioni di popolazione delle quantità di sodio eliminate con le urine - che l’assunzione di sodio a livello della popolazione si è ridotta nel tempo (di circa un quarto). [5]

Nel Regno Unito le campagne informative, l’esplicitazione della quantità di sodio in etichetta e soprattutto gli accordi con l’industria alimentare hanno spinto alla riduzione del contenuto di sodio in cibi quali: cereali per la colazione (-43%), pane in cassetta (-30%), sughi pronti (-30%), zuppe in scatola (-25%), biscotti (-45%). [4] Il monitoraggio delle quantità di sodio nelle urine effettuato su campioni della popolazione mostra una lenta ma graduale diminuzione di queste quantità.

Anche Irlanda, Francia e Spagna si sono da alcuni anni distinte per accordi con l’industria alimentare e campagne conoscitive rivolte alla popolazione, e stanno raccogliendo i primi risultati in termini di meno sodio nei cibi e meno sodio assunto dalla popolazione. [4]

 

In Italia si comincia dal pane meno salato

Anche in Italia sono state avviate iniziative che vanno nella direzione dettata dai Paesi europei: nel 2007 il Ministero della Salute ha avviato i lavori per un accordo, poi siglato nel 2009, con i produttori di pane (sia a livello industriale che artigianale) per diminuire il contenuto di sale del 15% entro il 2011. [6] Si tratta di una diminuzione minima che non sarebbe praticamente percepita a livello di gusto, come dimostrato da studi clinici, [7] ma importante per prevenire molti casi di infarto e ictus. Infatti il pane è uno degli elementi che porta a un maggiore consumo di sodio nell’arco della giornata: una sola fetta ne porta circa 0,15 gr (vedi tabella nella pagina successiva), ma in genere ogni giorno se ne consumano diverse.

 

 

Per saperne di più

  1. European Commission, Health & Consumers Directorate-General. First joint meeting of the high level group on nutrition and physical activity (hlg) and the EU platform for action on diet, physical activity and nutrition, July 2008 (disponibile su http://ec.europa.eu/health/...; ultimo accesso: 5/1/2010)
  2. European Commission, Health & Consumers Directorate-General. EU Platform for Action on Diet, Physical Activity and Health – Annual Report 2009 (disponibile su http://ec.europa.eu/health/...; ultimo accesso: 5/1/2010)
  3. He FJ, MacGregor GA. A comprehensive review on salt and health and current experience of worldwide salt reduction programmes. Journal of Human Hypertension 2009;23:363–84

  4. Collated information on salt reduction in the EU, April 2008. Compiled by the European Commission. Disponibile su http://ec.europa.eu/health/... (ultimo accesso: 5/1/2010)
  5. Laatikainen T et al. Sodium in the Finnish diet: 20-year trends in urinary sodium excretion among the adult population. European Journal of Clinical Nutrition 2006;60:965–70

  6. Protocolli di intesa con le associazioni della panificazione (disponibile su http://www.ministerosalute.it/...; ultimo accesso: 5/1/2010)
  7. Girgis S et al. A one-quarter reduction in the salt content of bread can be made without detection. Eur J Clin Nutr 2003;57: 616 – 20

 

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Ultimo aggiornamento venerdì 5 febbraio 2010