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Sale e potassio: il consumo in Italia

Il cloruro di sodio (sale da cucina) rappresenta la principale fonte di sodio nell’alimentazione. L’evidenza scientifica disponibile sugli effetti negativi che il consumo eccessivo di sale ha sulla salute è indiscutibile, soprattutto riguardo al rischio di malattie cardio e cerebrovascolari. L’Oms raccomanda un consumo giornaliero di sale inferiore ai 5 grammi (circa 2 grammi di sodio). Il consumo eccessivo di sale è spesso associato ad una insufficiente assunzione di potassio, ben inferiore ai livelli raccomandati dall’Oms (≥ 3,9 g), dovuta principalmente ad un basso consumo di verdura, frutta e legumi.

 

Nell’ambito dei progetti Ccm “Minisal-GIRCSI” e “Meno sale più salute”, è stata realizzata dall’Iss la determinazione del consumo di sodio e potassio nella popolazione generale adulta italiana, nel corso dell’indagine dell'Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey 2008-2012, attraverso la raccolta dell’urina delle 24 ore in campioni di popolazione di età 35-79 anni arruolati in tutte le Regioni italiane, complessivamente 1963 uomini e 1894 donne.

 

Il consumo di sale

Il consumo medio giornaliero di sale è risultato di 10,6 g (DS ±4,0) negli uomini e di 8,2 g (DS ±3,3) nelle donne, ben superiore a quello raccomandato. Soltanto il 5% degli uomini e il 15% delle donne consuma meno di 5 g.

 

Figura 1: Distribuzione di frequenza dell’escrezione urinaria giornaliera di sodio (uomini 35-79 anni). Fonte Oec/Hes 2008-1012

 

Figura 2: Distribuzione di frequenza dell’escrezione urinaria giornaliera di sodio (donne 35-79 anni). Fonte Oec/Hes 2008-1012

 

I valori osservati nelle diverse Regioni sono tutti molto elevati ma è presente un gradiente Nord-Sud, con valori minori al Nord e maggiori al Sud, analogamente a quanto osservato per la distribuzione per macroaree dell’inattività fisica e dell’obesità.

 

Figura 3: Valori medi del consumo giornaliero di sale (g) giornaliero per Regione, uomini e donne 35-79 anni. Fonte: Oec/Hes 2008-1012

 

 

Il consumo di potassio

Per quanto riguarda l’assunzione di potassio, l’apporto alimentare medio è risultato pari a 2,5 g/die (DS ±0,8) negli uomini e 2,2 g/die (DS ±0,7) nelle donne, solo il 4% degli uomini e il 2% delle donne assume un quantitativo adeguato di potassio (≥ 3,9 g/die); ciò indica un consumo insufficiente di frutta, verdura e legumi. Il rapporto medio sodio/potassio alimentare, che dovrebbe essere inferiore a 1, è risultato pari a 3.0 (DS ±1,1) negli uomini e a 2.6 (DS ±1,0) nelle donne. L’assunzione di potassio risulta maggiore nelle Regioni del Centro Italia e in alcune Regioni al Sud.

 

Figura 4: Valori medi del consumo giornaliero di potassio (g) giornaliero per Regione, uomini e donne 35-79 anni. Fonte: Oec/Hes 2008-1012

Nel 2009 è stato siglato un accordo tra il ministero della Salute e le Associazioni dei produttori di pane (sia a livello artigianale che industriale) per la riduzione del 15% del contenuto di sale nel pane entro il 2011. Tra il 2012 e il 2014 l’Iss, nell’ambito del progetto “Meno sale più salute” ha esaminato un campione della popolazione adulta composto da 663 uomini e 729 donne e ne ha confrontato il consumo di sale con un campione confrontabile esaminato nel 2008-2011. Complessivamente è stata registrata una riduzione del 12% del consumo di sale nella alimentazione: negli uomini da 10,8 g a 9,5 g, nelle donne da 8,4 g a 7,4 g.

 

I risultati dei progetti Minisal-GIRCSI e “Meno sale più salute” sono stati presentati al convegno “La riduzione del consumo di sale, un obiettivo possibile” tenutosi al Ministero della Salute il 12 marzo 2015.

 

Relazione tra distribuzione geografica del consumo di sodio e potassio e variazioni socioeconomiche

I dati raccolti con il progetto Minisal-GIRCSI sono stati utilizzati per studiare la relazione tra variazione geografica dell’assunzione di sodio e potassio e variazioni socioeconomiche, in collaborazione con il Centro Collaborativo OMS dell'Università di Warwick. Lo stato socio-economico è stato valutato attraverso 2 indicatori: titolo di studio (laurea, scuola superiore, scuola media, scuola elementare o equivalente) e livello di occupazione (dirigenti, funzionari ed impiegati, lavoratori con basse funzioni manageriali, operai qualificati, operai con bassa qualificazione, casalinghe). L’analisi ha evidenziato che esiste un’associazione lineare tra occupazione e consumo di sale. Gli operai qualificati e quelli a bassa qualificazione hanno un maggior consumo di sale, 5,6% e 6,6% in più rispettivamente, se confrontati con la categoria costituita da funzionari e impiegati. Una relazione simile è stata trovata tra livello di istruzione e consumo di sale: le persone con titolo di studio di scuola elementare e scuola media, se paragonate a quelle laureate, hanno un 7,7% e un 3,9% in più di sodio nelle urine rispettivamente. Ne risulta che le classi sociali svantaggiate hanno un consumo di sale significativamente superiore. Il gradiente socio-economico è indipendente da possibili fattori confondenti, quali età, sesso, indice di massa corporea, ipertensione ed altri aspetti comportamentali, e spiega molto bene la variabilità geografica del consumo di sale.

 

Per quanto riguarda il potassio, non è stata osservata un’associazione consistente tra livello di occupazione o livello di educazione e assunzione di potassio. Tuttavia, le persone con titolo di studio di scuola elementare e scuola media hanno un’assunzione di potassio significativamente inferiore rispetto a quella riscontrata nei laureati. Le differenze nel livello di educazione spiegano solo parzialmente la variazione geografica osservata per l’assunzione del potassio.

 

Lo studio è stato pubblicato sul British Medical Journal.

 

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Ultimo aggiornamento venerdì 12 maggio 2017